Venetia Scott

A CONVERSATION WITH VENETIA

interview by Katie Baron
editorial creative consultant Tom Watt

“Integrità?” chiede la fotografa Venetia Scott “consiste nell’essere coerenti con il proprio modo di essere e prendersi il tempo per capire cosa sia la verità. Non credo abbia niente a che fare con l’attenersi a qualcosa”.

Scavare a fondo ed esprimere un’onesta opinione personale è la linfa vitale dello stile creativo della Scott. Molto evidente nel suo contrasto con la frenesia e il disperato bisogno di seguire il ritmo che l’era digitale ha imposto nel campo artistico, il suo stile si coniuga piuttosto con la “calma” e questo è evidente nei suoi attuali lavori da acclamata fotografa, così come lo era prima del 2006 quando era ancora definita una stylist.

Dalle sue prime collaborazioni con il fotografo francese Michel Haddi, in cui viaggiava continuamente, all’analoga esperienza di viaggio, con un folto gruppo a seguito, insieme al fotografo Tedesco Juergen Teller, la Scott è cresciuta professionalmente in spazi aperti, oltre i perimetri frenetici della vita di città. Lei ama sia la California che Cornwall. Rispetto a quest’ultima dice “bisogna saper guadagnare il proprio posto in qualche altro modo che sia fuori dagli schemi convenzionali, con il calore umano oppure con una buona conversazione” e continua a organizzare progetti fotografici che coinvolgono il suo intero team in viaggi in località di campagna o in zone incolte.

Nel suo mondo queste distanze geografiche sono portatrici di una libertà simbolica; l’intimità di un’esperienza condivisa crea un legame unico.

“E’ abbastanza complicato portare tutti in uno stato di intimità perchè le persone sono distratte dai loro telefoni, mi piacerebbe bandire i cellulari mentre scattiamo ma provocherei il panico. Penso ci sia tanto da dire sulla questione del non essere eccessivamente assorbiti o emotiva- mente distratti” ci dice.

La sua fedeltà alla calma assume un significato particolare ora che l’incessante aumento della domanda commerciale nell’ambito della moda e del lusso ha iniziato a rendere sfumata la distinzione tra le stagioni che una volta erano chiaramente definite (due volte all’anno era sufficiente, grazie).

Con la Pre-fall e la Resort che prepotentemente si son fatte strada nei calendari della moda si è generata una confusione nel susseguirsi delle stagioni che ha portato i creatori di immagine meno lungimiranti ad avere crisi di identità.

“Sento che, a causa di questa compressione del tempo, tutto stia andando verso la ricerca di un senso di sicurezza, affidandosi a qualcuno che sia competente e minimizzando il rischio. Conseguentemente gli scatti sono spesso scontati e poco sorprendenti. Questa compressione del tempo non lascia posto per il dialogo e per quel tipo di alchi- mia che nasce quando ogni cosa ha il suo giusto tempo. Credo ancora nell’importanza di prendersi del tempo, nell’avere fiducia in se stessi e nel circondarsi di persone” ci dice.

Questa sensibilità per la connessione e, di riflesso, questo livello di onestà ammaliante, non è mai stato tanto evidente e forte quanto nelle immagini delle donne della Scott. Questo accomuna molte delle donne raffigurate in una serie di scatti da quando la Scott è passata in modo armonioso dallo styling alla fotografia; una transizione che lei dice essere avvenuta in modo naturale come risultato del bisogno di fotografare per catturare le immagini. Ogni immagine è un primo piano ritagliato da un’immagine originale più grande. L’effetto (interamente non intenzionale) trasmette molto più di una semplice connessione tra loro, sebbene siano tutte accomunate da un accenno di semi-erotismo, con la donna che assume il ruolo attivo e non quello della vittima. Le modelle Kate Moss, Malgosia Bela e Hilary Rhoda, tutte in un inequivocabile atteggiamento di comando avendo acquisito confidenza con l’obiettivo della macchina fotografica; ognuna inveisce contro gli standard della moda privi di fantasia.

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