Ugo RondinoneThe Sculpture's Creator

photography by Guy Aroch
written by Bill Powers

 

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The abyss, 2015
Zweiternovemberzweitausendundvierzehn, 2014

 

The new museum hung an exuberant sign on the face of their building exclaiming hell, Yes! Which aptly sums up our feeling towards the sculpture’s creator, Ugo Rondinone. from his silver masks to his stone totems, he continues to engage the public in fresh and unexpected ways.

BP La tua esposizione estiva alla galleria Eva Presenhuber era impostata quasi come un labirinto. Pensi ai tuoi muri dipinti come a barriere di protezione?
UR Ognuno rappresenta un muro del mio ex studio. La mostra presentava tre elementi architettonici: pareti, finestre e porte.

BP È importante per te dominare l’ambiente fisico dello spettatore?
UR Quando ho iniziato nel 1990 con la pittura paesaggistica, le finestre della galleria sono sempre state sbarrate per ricreare una situazione di completo isolamento. Mi piace quando uno spazio è in grado di creare una propria realtà.

BP Le tue finestre colorate sono un riferimento all’opera “Fresh Window” di Duchamp?
UR Tutti i simbolismi che uso vengono direttamente dal romanticismo tedesco

BP Le tue installazioni “porte” non sono mai state aperte, vero?
UR No, sono tutte porte isolate. Ne ho fatte ventisei, una per ogni lettera dell’alfabeto, ad esempio, D è Deepest, Dearest, Dream.

BP Parliamo della tua mostra alla Sadie Coles di Londra.
UR Troviamo ancora tre differenti gruppi di opere, ma in questo caso tutte legate al mondo della natura: nuvole, cascate, montagne.

BP Quando dici “legate al mondo della natura”, significa che sono state composte con materiali trovati in natura?
UR Le montagne sono cumuli di pietra naturale dipinti in colori fluo. Le considero una sorta di risposta alle figure di pietra, che ho esposto al Rockefeller Center nel 2013.

BP Le stesse rocce colorate DayGlo sono parte di un più ampio progetto, “Seven Magic Montain”, al quale stai lavorando per il deserto di Las Vegas.
UR Stavo pensando a un’evoluzione della Land Art, che tradizionalmente è intesa come scultura che si fonde alla natura. Qualunque artista sarebbe intervenuto utilizzando colori naturali, che si sarebbero fusi nell’ambiente circostante. Al contrario, io ho voluto presentare qualcosa di completamente innaturale.

BP Pensi che le pietre siano un tema ricorrente nella tua produzione artistica?
UR Forse – in parte – perché i miei genitori vengono da una piccola cittadina italiana chiamata Sassi di Matera che somiglia molto a un dipinto di Escher. La parte bassa della città è composta quasi esclusivamente da caverne e sopra di esse è stato edificato un labirinto di edifici. In italiano Sassi di Matera significa proprio “Le pietre di Matera”.

BP Hai fatto una mostra I love John Giorno  all’apertura del Palais de Tokyo a Parigi. È giusto dire che John Giorno sia famoso per essere il soggetto del film di Andy Warhol, Sleep?
UR Si, ma quelli possono essere definiti come i suoi quindici minuti di celebrità. Il suo valore è quello di grande poeta. Tra il 1962 e il 1963 ha sviluppato una forma di poesia “trovata”.

BP Nel senso, diciamo, di poesia concreta?
UR Certo, comprende poesia surrealista,  poesia cut-up. Penso che la scintilla poetica di John sia stata innescata da Warhol, estraendo le parole e la terminologia dalla cultura popolare.  John è stato anche il primo poeta a New York a fare letture utilizzando un microfono.

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Ugo Rondinone portrait by Guy Aroch

 

 

“REALITY CAN SPLIT UP INTO A THOUSAND MOMENTS.
YOU CHANGE YOUR REALITY DEPENDING ON WHAT YOU HAVE IN FRONT OF YOU.”

 

BP Nel senso, diciamo, di poesia concreta?
UR Certo, comprende poesia surrealista,  poesia cut-up. Penso che la scintilla poetica di John sia stata innescata da Warhol, estraendo le parole e la terminologia dalla cultura popolare.  John è stato anche il primo poeta a New York a fare letture utilizzando un microfono.

BP Lo conosci in maniera molto personale?
UR Siamo stati partner per diciotto anni. Ma non abbiamo mai vissuto insieme. Ci vediamo ancora di tanto in tanto.

BP Così, hai le chiavi del suo appartamento?
UR Si, ho le chiavi, ma suono sempre il campanello.

BP Hai un dipinto testuale di John Giorno che preferisci?
UR SPACE FORGETS YOU.

BP Un altro archetipo che vediamo ripetuto nei tuoi lavori è il clown, spesso un clown triste.
UR Non sono tristi, semplicemente passivi.  Non proietto su di loro valori emotivi. Mi piacciono i clown perché non seguono le regole.

BP A volte dividi uno dei tuoi “dipinti bersaglio” in modo che la metà superiore si appoggi sul pavimento sembrando così un tramonto.
UR O potrebbero essere dei tunnel. Ho smesso di fare bersagli circa tre anni fa.

BP La prima volta che hai iniziato a farli, eri a conoscenza dei bersagli di Kenneth Noland?
UR Certo che sì. E dei bersagli si Jasper Johns. Io vengo dalla generazione degli anni ‘80, dove c’era solo riciclaggio: nient’altro.

BP Una delle mie poesie brevi preferite è di Rene Ricard, che dice Non sarò mai vecchio / Sarò giovane / E poi un giorno / Sarò andato. C’è uno verso poetico al quale sei particolarmente affezionato?
UR Uno dei miei poeti preferiti è Fanny Howe che scrisse Zero Costruì un Nido nel mio Ombelico.

BP Hai uno studio spettacolare. Puoi parlarci dell’edificio?
UR Questo spazio è un ex chiesa battista. Stavo guidando attraverso Harlem forse tre anni e mezzo fa e ho visto che aveva un cartello in vendita davanti. Abbiamo rimosso il balcone, ma lasciato molti dei dettagli originali.

BP E così vivi in questa chiesa?
UR Si, vivo nella sala ricreativa.

BP Sei d’accordo con John Currin che afferma: se sei un buon artista è quasi impossibile essere fregato?
UR Sì, perché un buon artista è innanzitutto una mente, non il prodotto che ci sta dando.

BP Senti un’affinità con altri artisti svizzeri, siano Olivier Mosset, John Armleder o Urs Fischer?
UR Prima che Eva Presenhuber aprisse la sua galleria a Zurigo negli anni ‘90, era molto difficile per un artista svizzero fare carriera in Svizzera. Era costretto ad andare in un altro paese. Mosset e Armleder andarono entrambi a Parigi.

BP Ho visto alcune tue vecchie fotografie dove il tuo viso è sovrapposto al corpo di una modella. Cosa mi puoi dire di questo progetto?
UR È iniziato pensando a un biglietto d’invito nel 1994. È stato solo uno scherzo perché photoshop uscì proprio quello stesso anno.

BP Recentemente ho trovato uno dei tuoi cataloghi del 1988. È come un libro da colorare per bambini, solo che le immagini sono altamente sessualizzate e violente.
UR É un lavoro che ho fatto quando ero studente e influenzato dal lavoro di Mike Kelley e Jeff Koons, prendere un’immagine priva di gusto come un disegno per bambini e trasformarla in qualcosa di sinistro.

BP Come definiresti la realtà?
UR Dipende dall’angolazione con cui guardi le cose. La realtà può essere divisa in mille momenti. Puoi cambiare la tua realtà a seconda di quello che hai di fronte.

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Ugo Rondinone at his Studio