Smooth SurfacesJ. Grant Brittain

The master of skateboarding photography
and a pioneer of this field.

Text by Konstantin Butz.

skate-2

On left: Mike Smith, Upland, 1985.
On right: Tommy Guerrero, San Francisco, 1986.

 

 

Quando iniziai l’università, ero ancora il ragazzino tipico del liceo: giravo per il campus con le mie Vans tutte rotte e la tavola da skateboard. Non sono mai stato un bravo skateboarder, sempre che questa fosse una categoria rilevante in qualche modo, ma ero innamorato dell’attitudine e l’aurea mitologica attorno alla cultura skate. Il fascino ribelle e il legame con la West Coast statunitense e il surf californiano erano sufficienti per conquistare il cuore di un giovane studente della piovosa Germania. Tuttavia, la California era lontana e la mia unica opzione di allora era quella di sognare il Golden State tra una lezione e l’altra. Ma dai, siamo onesti: lo sognavo durante le lezioni. Fu in California che lo skateboarding, già negli anni Cinquanta, fiorì come il passatempo preferito dei surfer che erano alla ricerca di qualcosa da fare mentre aspettavano le onde favorevoli. Io, viceversa, aspettavo solo che finisse la lezione, così da poter tornare sulla mia tavola da skate. La mia mente vagava e mi portava nelle cittadine sulla costa di Los Angeles, immaginandomi una vita di feste in spiaggia e sessioni di skateboard. Quando il mio corso universitario mi assegnò lo studio di una lista di filosofi francesi postmodernisti, non mi sarei mai aspettato che questo avrebbe cambiato per sempre la mia visione della cultura skate.