Skaters do it betterAn interview with
Glen Lunchford

photography by Glen Luchford
interview by Christopher Michael

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Mentre la competizione sfrenata nel campo della fotografia procede e il numero di partecipanti sembra in continuo aumento, alcuni vogliono ancora sostenere l’antica credenza per cui si produce solo il lavoro che si ama, lasciando che tutte le preoccupazioni legate al marchio cadano nel dimenticatoio.

Glen Luchford è un nome che rimbalza attraverso la moda, evidenziato da una chiara e definita estetica e un richiamo mitico nella sua realizzazione, è uno dei pochi fotografi che si può definire tale.
CM A quale fotografo assomigliava Glen Luchford agli inizi della sua carriera?

GL Umm! The Life Aquatic sulla costa del Sussex? Suona un po’ triste in realtà. Non avevo idea che la fotografia di Penn e di Avedon esistesse fino a che non sono stato a Londra negli anni 80. La fotografia per dilettanti era molto in voga tra i papà della mia generazione, usciva mensilmente una rivista che veniva comprata da uno di loro, che poi la passava ad un altro, così che questa potesse circolare. Ho letto una copia di mio padre una volta e c’era una sezione all’interno dedicata alla moda, dove venivano usati filtri differenti, ho pensato che gli articoli sui teleobiettivi fossero interessanti ma con dei soggetti terribili. La maggior parte dei papà sarebbe voluto andare a fotografare i puntini nel cielo ad una manifestazione aerea, o una festa scolastica, e tutto ciò era decisamente banale per i miei gusti.

 

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Quando mia sorella iniziò ad uscire con un punk chiamato Carl (lui è nel mio libro), arrivarono in casa nuove riviste con delle immagini terribili di band e di abiti che attirarono subito la mia attenzione. Qualche anno più tardi, avevo circa 15 anni, la pratica dello skateboarding tornò in voga negli anni 70. Tutto era molto kitsch, ma negli anni 80 ritornarono molte band underground della west coast imparentate col punk, come The Circle Jerks, Dead Kennedys, Agent Orange, DOA, ecc, e con loro decisi di inziare a scattare con la macchina fotografica.

Un ragazzino con i vestiti strappati, che fa skate su una rampa alta 10 piedi, facendo dei flips con della musica trash, mi sembrava qualcosa per cui vale la pena scattare. Quindi ho trovato una piccola macchina fotografica, solo per scoprire poi che non ero stato invitato sulla rampa. Esisteva una sorta di stretta gerarchia ed io non ero il benvenuto. Così ho passato il mio tempo a rubare pacchetti di sigarette e ho aspettato che venisse il mio momento, fino a che ho incontrato questo meraviglioso skater di colore che veniva da Londra e si chiamava Dobey, aveva tutta l’attrezzatura, conosceva tutti e mi ha portato sulla rampa con lui. Le foto erano immagini istantanee ed emozionanti ed io ne ero completamente catturato. Trent’anni dopo è ancora esattamente la stessa cosa, sono ancora alla ricerca di qualcosa che riempia il fotogramma e non sembri solamente un puntino nel cielo.

CM Per quanto tempo hai esplorato la rampa da skate, prima di passare ad altri soggetti?
GL Credo di essere rimasto su quel soggetto per tre anni. La scena dei club a Brighton a metà degli anni ’80 era un po’ frammentata, si può definire pre-acid house. C’erano molti studenti di moda, difficili da descrivere, molti Westwood, Johnny Moore, Chris Nemeth, John Flett.

Poi c’erano gli hooligan delle squadre di calcio vestiti casual, gli skater post-punk, i Rockabillies, che trovavi nelle periferie intenti a squadrarsi alla ricerca di quello più cool perché assomiglia a Bobby Gillespie, e i ragazzi Primal Scream, con un look simile a quello dei Mary Chain, jeans skinny neri e giacche di pelle. Tutti mescolati insieme e in qualche modo questa situazione sembrava funzionare.

Ad ogni modo, c’era questa ridicola studentessa di moda che un giorno decise che incontrare uno skater sarebbe stato divertente, quindi sono stato selezionato per una sorta di esperimento, ed è così che tutto è iniziato. Nel retro di una via a Brighton c’era un porno/glamour studio che costava 10 pounds al giorno. Aveva un sacco di set divertenti come un salotto anni 60 e una cucina, qualche volta veniva utilizzato come set per film porno durante la settimana, quindi l’avremo utilizzato un paio

di volte, facendo scatti su fondo bianco e dandoli poi alle tre riviste che esistevano al tempo: Blitz, The Face e ID. Una di loro mi diede un lavoro, è stato molto semplice in realtà.
CM Poverino… usato da una bella studentessa di moda. Sei diventato subito un fan del tuo nuovo soggetto?

GL Ho detto cool, tu hai detto bellissima, anche se era molto attraente. Doveva essere una scena molto divertente: skaters su di un lato e studentesse di moda sull’altro, e nessuno di loro dice una parola. Ad un certo punto una delle ragazze vorrebbe attraversare la sala da ballo e dire “ Mi prenderesti un drink?”. E uno dei ragazzi controbatte: “Non discutere, questa è la cosa più interessante che ti accadrà questo mese”.

Questi ragazzi erano molto intelligenti e sofisticati. Al nostro primo appuntamento mi ha fatto vedere Betty Blue, film che si apre con una scena di una scopata che dura dieci minuti, splendidamente illuminata e girata in una sola volta, molto intrigante. Ero seduto li con la bocca spalancata a pensare: “Dio è questo che fanno gli studenti di moda ogni giorno?” e poi mi ha spiegato il senso di quella scena legata al cinema Francese degli anni 70, etc.

Non avevo la minima idea di quello che mi stava sbattendo in faccia, ma sembrava fantastico, e così l’ho buttato giù.
Possiamo deviare velocemente su un argomento diverso dalla moda? Chiedimi del reggae o di qualcosa di simile.

CM Anna Wintour incontrò Bob Marley e ad oggi molte persone non conoscono quel periodo della sua vita o non se lo sono nemmeno mai sognato. Sei mai stato gay o ancora c’è una parte della tua cultura sovversiva che non hai mai raccontato a tua moglie?

GL Vorrei, tutto ciò ha un qualcosa di esotico. Adesso mi sto chiedendo il perché io non abbia mai iniziato una sottocultura sovversiva. Quando avevo 15 anni ho lavorato in un salone di parrucchiere a Londra dove la maggioranza degli uomini presenti era gay, e molti di loro sono morti di AIDS. Erano tutti personaggi molto affascinanti. Uno di loro mi disse che ero gay, e quando io gli chiesi il perché lui mi disse: “Lo sei, è ovvio”. Così mi sono seduto in attesa di diventare la nuova versione di me stesso, provando a trovare le ragazze poco interessanti, ma non è mai capitato. Quindi sono un uomo gay a cui piacciono le ragazze.

 

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CM Fiero di te. Qual è stata la tua grande occasione?
GL Penso di averne avute tre. Una ragazza di nome Kelly Worts gestiva la reception del magazine The Face e fece uno sforzo concreto per far si che Neville Brody e Phil Bicker si accorgessero di noi, o forse era frustrata dal fatto di vedermi seduto nella zona di ricevimento per così tanto tempo, come quando hai un prurito e non puoi grattarti. Così lei ha insistito perché mi vedessero. Neville era disinteressato ma Phil, in maniera casuale, disse che mi avrebbe dato un lavoro in futuro, e al momento quella frase mi sembrò come una cortina di fumo per far si che me ne andassi dal palazzo, ma in seguito mi chiamarono per dirmi di presentarmi su un set il giorno dopo, e così è successo.
Mario mi mandò da Bazaar, un’occasione di grande rilevanza, del resto era la rivista leader in un quel momento. Mi segarono subito, all’editor non piacevano le foto, ma la palla era passata. Miuccia mi mise a contratto con Prada, e quello fu un momento significativo in quanto non avevo mai scattato molte pubblicità di moda.
Le mie foto erano in molti servizi e fu un vero e proprio salto poiché molti brand mi chiesero degli ingaggi, ma P non sembrava per niente agitata, e quindi ne è uscita una bella collaborazione. Ho dovuto chiuderla infine perché mi rubava molto tempo.

CM Suppongo si possa definire la longevità nelle collaborazioni come un lusso, sei stato capace di immergerti totalmente in una situazione imprevista ma fortunata. Per non parlare del fatto che sei entrato a lavorare nella moda negli anni 90! Posso chiederti egoisticamente come descriveresti vivere quel momento nel business?

GL Posso dirti onestamente mettendomi una mano sul cuore, parola di Scout, che non ho mai pensato: “Dio, vorrei che fosse come negli anni 90”. Solo le persone che non lavoravano allora la pensano così. Gli anni 90 sono stai una piccola evoluzione nella storia della moda e a distanza sembra un decennio fantastico, come lo sono stai gli anni 80, gli anni 70, etc. Tutti quelli che parlano così degli anni 90 dicono che oggi siamo in recessione. Negli anni 70 David Bailey poteva fare un viaggio di due settimane su una qualche isola deserta e scattare foto indisturbato, capisci mi riferisco a questa cultura decadente. Come erano matti a quei tempi. O ancora come Bill King, che aveva una scatola nera con del nastro tirato che delineava una zona intorno a lui nel suo studio e nessuno avrebbe mai potuto andare al suo interno, in particolar modo i clienti. L’unica cosa che era veramente meglio a quei tempi era che pochissime persone volevano diventare fotografi di moda, e intendo davvero POCHI. Forse venti o trenta persone che ho incontrato allora lavoravano attorno alle riviste e cercavano di fare un salto di qualità.

Quindi da questo punto di vista è stato facile, ma la vita aiuta gli audaci, quindi se fai qualcosa che non è normale o sicuro, prima o poi dovrebbe funzionare.
Quando ho detto ai miei genitori che stavo cercando di diventare un fotografo di moda mi hanno guardato come se gli avessi detto che volevo diventare un astronauta. “Un cosa caro?”.
Poi ho visto lo stesso sguardo 25 anni dopo quando ho detto “Sto aprendo un hotel”.

 

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CM Stiamo un minuto sulla questione hotel. Com’è nata l’idea di acquistare un hotel?
Voglio dire, sappiamo quanto ti piaccia scattare nella splendida luce di Los Angeles, ma …un hotel?
GL Si, è un po’ strano, non è vero? Una specie di scherzo che è diventato realtà. Un giornalista ieri mi ha chiesto qual è la filosofia dell’hotel e la mia risposta è stata: “prendi un edificio, buttaci dei letti, apri le porte e vedi che succede”. Questo è quello che abbiamo fatto e siamo rimasti piuttosto scioccati dalla risposta. Ieri è spuntato Didier Malige a salutarci, poi l’elettricista chiamato Cowboy Jim, seguito da un gang- banger ricoperto di tatuaggi fatti in carcere alla ricerca del fratello, clienti abituali del vecchio albergo, seguiti da un art director vestito Celine dalla testa ai piedi. Ecco com’è ogni giorno. Molto colorato! Un po’ inaspettato, eclettico direi.

CM La vita oggi sembra richiedere più che mai degli sforzi per darsi un equilibrio nelle attività quotidiane.
La vita personale, la carriera, mantenere i social media, e la lista potrebbe ancora continuare. Possiedi un hotel, hai una famiglia e, naturalmente, continui a creare dei lavori incredibili da fotografo. Come riesci a far funzionare il tutto?
GL Questo è vero, le richieste sono così alte oggi. Le stagioni della moda non finiscono, cambiano solamente. Io mi sento in colpa quando la persona che sta accanto a me viene trascurata a causa dell’utilizzo spasmodico che faccio del mio iPhone, mi possiede totalmente. Inoltre, a differenza di molti miei coetanei, mi piace parlare con i miei clienti ed essere coinvolto. Non ho intermediari, e questo scarica su me un enorme quantità di tempo che potrebbe essere impiegato da altri. Il ricordo che ho di mio padre è legato a lui seduto su di una poltrona, mentre legge il giornale della domenica, con le corse di cavalli che scorrono sul televisore. Spero che mio figlio non si ricorderà di me mentre fisso questo stupido dispositivo piatto sulla mia mano, mentre clicco rapidamente con le dita, ma probabilmente sarà così. È tutto molto ossessivo e malsano. Ma tutto sommato penso di essere a posto.

CM È cambiato il motivo che ti spinge a scattare fotografie da quando hai iniziato?
GL Non proprio. Sono ancora alla ricerca di quel brivido che si ottiene di tanto in tanto quando si colpisce la nota magica, tutto si trasforma e hai la sensazione di aver fatto qualcosa di nuovo per te, anche se hai solamente scattato una bella immagine. È sorprendentemente raro, ma è valsa la pena aspettare. Non si può fare qualcosa che non si ama e pensare che farà solamente parte della tua carriera.
Così stare seduto a casa a progettare un marchio risulta essere una presa in giro.

CM Quali sono state le tue muse negli anni? O sono cambiate lungo il tuo cammino?
GL Non ne ho mai avuta una, non credo proprio.

CM Vorrei farti delle domande ovvie, ad esempio se c’è un editore con cui non hai mai lavorato e ti piacerebbe farlo… Com’è stato vedere le tue fotografie diventare stampe per la collezione di Giles Deacon… Essendo un grande fan della politica, sono curioso di sapere quali modifiche o regole faresti nell’industria del settore se potessi regnare su di esso con un potere assoluto?
GL Grace (Coddington), suppongo, anche se non mi capita spesso di avere pensieri del tipo “vorrei”, anche perché l’industria non lo consente, si muove in avanti troppo velocemente.

Il progetto Giles è stato davvero una bella sorpresa, è come la musica campionata, scava nelle cose già fatte e le utilizza in una maniera nuova, ed io amo tutto ciò. Il V&A mi ha messo nella collezione permanente, e anche questo è stato molto bello.

Ero a Londra nel mese di agosto con la famiglia e mio figlio ha voluto visitare il museo di Storia per vedere i dinosauri, ma c’era una coda che girava attorno all’edificio e così siamo andati al V&A. Stava correndo su e giù per i corridoi giocando a palla, e poi è arrivato ad un piccolo schermo interattivo dove premendo i bottoni uscivano delle mie immagini. Penso sia stata la prima volta che ho sentito un senso di permanenza.

Amo la domanda che riguarda il potere! Mi piacerebbe che ci fosse il “Mercoledì in cui si dice la verità” dove non importa con chi sei o cosa stai facendo, devi essere sincero. Odio questa paura di ricevere delle ritorsioni, che oscura tutto, nessuno dice più le cose come stanno.

Penso ad un editore importante che cammina in un corridoio e ad un certo punto uno stagista gli dice: “Buongiorno! Non sono sicuro che quelle scarpe stiano bene con quel vestito!” Inoltre mi piacerebbe implementare un sistema simile alla premiership del calcio britannico, dove ogni anno tre fotografi che non sono stati messi in mostra vengono premiati e tre dei livelli più alti vengono declassati, per tenere tutti sulle spine.

Mi piace l’idea che un grande marchio licenzi il suo fotografo per rimpiazzarlo con un nuovo ragazzo di ID magazine a causa del sistema di promozione.