Rachel RoseNew Frontiers Art

Photography by Jason Schmidt
Interview by Anna Tome

 

SLIDE
Portrait Jason Schmidt

 

L’artista newyorkese Rachel Rose crea installazioni video che fondono in modo armonioso storia e tempo, città e natura, suono ed immagine. Il montaggio incisivo, le tracce audio altamente manipolate e le installazioni estremamente ponderate, non solo racchiudono il senso del suo lavoro ma, sperimentando con il processo sensoriale attraverso il quale assorbiamo e percepiamo immagini e suoni, esplorano le nuove frontiere del filmmaking. Attraverso l’elegante unione di pure sensazioni e ricerca esoterica, il lavoro di Rose è in egual misura narrativo, seducente e trascendente.
AT Il tuo processo artistico è unico, generalmente impieghi un anno per lavorare ad un’opera, giusto?
RR Un anno corrisponde al tempo e allo spazio di cui ho realmente bisogno per imparare qualcosa di nuovo.
Ora sono concentrata su una serie di eventi risalenti al sedicesimo secolo. Quando mi immergo nel processo di apprendimento, sono capace di pensare al perché un’opera debba essere realizzata o quale potrebbe esserne l’origine. Poi ci sono alcuni mesi, come per molte opere e specialmente per quella che sto sviluppando adesso, di lavoro in una location specifica e di studio delle tecnologie che potrei utilizzare (una particolare macchina da presa, uno stile di montaggio, una tecnica sonora). Seguono il periodo di ripresa vero e proprio ed il processo di montaggio, che significa riflettere sul lavoro, sull’idea di partenza e lottare con il materiale stesso. Tutto ciò richiede, in totale, un anno di tempo.

 

  To read the full interview download MUSE 47 available from September 7th, 2017