Chloë Sevigny

Portrait of a Muse

photography by Guy Aroch
interview by Maurizio Cattelan

MODELLA, ATTRICE, MUSA DEL CINEMA INDIPENDENTE. CHLOË SEVIGNY È UN’ICONA FEMMINILE CONTEMPORANEA CON UN CARATTERE FUORI DAGLI SCHEMI.

MC Ciao Chloë, sono sempre preso dalla timidezza, ogni volta che ti incontro…
CS Non può essere! Non puoi essere timido con me!

MC Beh, finalmente abbiamo la possibilità di chiacchierare. C’è una cosa che mi ha fatto pensare, sai: perché credo che ognuno abbia fantasie di successo, ma sembra che tu al contrario abbia per certi versi cercato di uscire dai giochi, come quella volta che hai rifiutato uno shooting con Steven Meisel…. Che cosa ti ha spinto a dire di no?
CS Dove hai trovato questa informazione, su Wikipedia? (ride). Questa è la domanda che mi fanno più spesso, ma in realtà non è così che è andata. Non ho rifiutato uno shooting con Steven Meisel: si trattava di un casting, credo per Calvin Klein, e mi avevano invitato alla selezione. Avrò avuto 18 anni. La notte precedente ero uscita, ero stata al Limelight o in un posto del genere, diciamo che avevo trascorso una notte piuttosto lunga, quando è stato il momento di alzarmi, ho preferito continuare a dormire. A dire il vero pensavo ci sarebbe stata un’altra opportunità con Meisel. Era abbastanza normale a quei tempi fare degli street-casting, così mi sono detta: “Se non è questa volta, sarà per la prossima”. Un po’ la filosofia che ho adottato in tutta la mia carriera, per dire, quando non vengo scelta per un film, penso che semplicemente non era destino che accadesse. Forse è pigrizia o semplicemente una giustificazione per non averci provato abbastanza. La seconda chance con Meisel invece non è mai arrivata.

MC Ti piace il suo lavoro?
CS È uno dei miei fotografi preferiti, ed è sempre molto attuale. Le sue foto sono una grande fonte d’ispirazione. È un pioniere in grado di creare immagini meravigliose, che sono ancora fresche dopo tutti questi anni. Rimane uno dei maestri. Solamente ora mi rendo conto di aver avuto una sorta di presentimento nel perdere quell’opportunità unica. L’ho pagata più di quel mi aspettassi con quella mia testa da diciottenne!

MC Potrebbe essere una sensazione liberatoria a volte negarsi, anche se è strano farlo all’inizio. In fondo sembra non ti sia mai pesato più di tanto dire “no”. È così? Forse perché credi siano più i no che i sì a definire chi sei?

CS Non mi piace pensare che sia il mio lavoro a definire chi sono. Devo ammettere che quando ero più giovane, “no” era una parola molto importante per me. Temevo che qualcosa potesse corrompere il mio percorso. Ma, in fondo, non ho detto “no” poi così tante volte – mi capitava più che altro durante i servizi fotografici: “No non indosso questo. No, non voglio i capelli in quella maniera”. Forse succedeva solo perché ero giovane e schizzinosa. A volte penso che avrei dovuto persistere in questo atteggiamento, ma è veramente dura sai, è una cosa che ti esaurisce. Specie durante uno shooting di moda, quando ti ritrovi in quelle tipiche situazioni per cui pur se sei un’attrice ti vogliono vestire come una modella. E poi c’è sempre il fatto che sono costretti a usare determinati brand, quelli che pianificano per intenderci, piuttosto che altri e ti tocca indossare quello che mai nella vita reale ti saresti messa. Devi sembrare questo e quello, c’è tutto un disegno, tutto un apparato a cui è molto difficile opporsi, per questo a un certo punto ho desistito. Anche se sto cercando di recuperare la mia vecchia attitudine. Al contrario, guardandomi indietro, penso che avrei dovuto dire più spesso “sì” ai ruoli che mi venivano offerti, in fondo non avrebbero fatto male all’andamento complessivo della mia carriera o alla percezione che la gente ha di me. Me lo ripeto continuamente e tuttavia non riesco a tradurlo in pratica, ricevo delle strane offerte e penso: “Ma anche no…!”

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