Mario Sorrenti

No Trends Zone

photography Mario Sorrenti
interview Christopher Michael

 

“MA ALLA  NE, LE PERSONE HANNO CAPITO CHE CI SERVONO I DESIGNER, CHE CI SERVONO DEI GENI CREATIVI. DEVI INVESTIRE SU DI LORO, ASCOLTARE IL LORO PUNTO DI VISTA, PER POTER AVERE UN PUNTO DI VISTA.”

CM Avendo iniziato quando la fotografia ancora si rifaceva a libri, magazine, o esperienze dirette—prima dell’era di Google Immagini, Pinterest, Tumblr, e models.com, quali sono state le tue fonti d’ispirazione?
MS Il mio primo vero interesse per la fotografia è sorto quando avevo diciotto anni. Prima non mi interessava minimamente. Mia madre mi ha spinto in questa direzione perché, sia lei che il mio patrigno Steve, lavoravano nella moda all’epoca e pensavano che sarebbe stato un percorso commercialmente più fruttuoso che essere un artista, che è quello che ero predisposto a diventare. Non mi interessavano i soldi. Ma poi incontrai questa ragazza italiana amica di mio padre che studiava fotografia presso l’ICP e che una sera a cena mi disse: “Scattiamo qualche foto e sviluppiamo qualche negativo”. Io che studiavo pittura e scultura alla SVA mi sono detto, perché no? Facciamolo. Quando mi mostrò come sviluppare i negativi in camera oscura, e vidi l’immagine apparire, pensai che si trattava di qualcosa di fantastico

e mi appassionai velocemente allo sviluppo che mi portò poi a scattare foto. Lasciai la SVA e chiesi a mia mamma se avesse contatti con qualche agenzia dato che da bambino avevo lavorato come modello; volevo sapere se secondo lei sarei riuscito a fare un pò di soldi facendo il fotografo invece che continuare a fare un lavoro che all’epoca odiavo. Organizzò un incontro, mi presero, e iniziarono a mandarmi in giro a scattare e fare test per costruire il mio portfolio. Incontrai subito Bruce Weber, Steven Meisel, e mi avvicinai alla fotografia di moda da una prospettiva che non avevo mai sperimentato prima. Allo stesso tempo studiavo Robert Frank, Larry Clark, Sally Mann, Jimmy Goldberg e il suo Raised by Wolves. Era circa l’89, ’90, ’91, ed è così che ho trovato ispirazione. Dopo aver comprato un libro di Bruce Weber, ho cominciato a capire la fotografia, e la fotografia di moda, e come ci fosse un mondo in mezzo. Mi sembrò qualcosa di molto interessante.

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