Lina ScheyniusSELF PORTRAITS

self-portraits by Lina Scheynius
interview by Marta Galli

LINASCHEYNIUS_1

Self-portrait of Lina Scheynius

“Trascorrerò l’estate in una baita nel bosco, in Svezia, e non porterò con me il telefono: per un paio di mesi né e-mail, né chiamate potranno raggiungermi. Lavorerò al mio prossimo libro mentre starò via.”

Così Lina Scheynius, giovane fotografa svedese di successo ha annun- ciato la sua partenza alcuni mesi fa, quando l’abbiamo contattata per l’intervista. Il libro a cui fa cenno è “07”, che segue ai suoi precedenti lavori intitolati semplicemente con un numero progressivo.

Lina si è avvicinata alla fotografia in maniera del tutto naturale. In modo molto spontaneo continua oggi a mescolare immagini che appaiono quanto mai private e foto di moda, l’intimità e la spontaneità delle sue bellissime foto sono la sua firma stilistica.

Scatta per documentare, per analizzare, per tenere insieme fotogrammi della sua vita come volesse creare delle note visive di esperienze e momenti catturati per durare nel tempo. Lina è abituata a stare dietro la macchina fotografica come davanti all’obiettivo, aveva quindici anni quando d’estate andò a Milano per iniziare la sua carriera di modella. Lina ha la pelle diafana e una bellezza enigmatica come le attrici dei film di

Ingmar Bergman. I suoi capelli “strawberry blonde” hanno i riflessi dei tramonti invernali. È strano, ma per quanto intime siano le sue foto, in maniera quasi letterale, Lina Scheynius riesce a rimanere un mistero.

MG Dove sei nata?
LS A Vänesborg in Svezia.

MG Quali sono i migliori ricordi che hai della tua infanzia?
LS Io che giocavo nella foresta dietro casa, come gli alberi si trasformavano in altro: in case, negozi, altalene, troll e in qualsiasi altra cosa riuscissi a immaginare.

MG Se ti chiedessi di descriverti?
LS Sono timida, ma ho fiducia in me stessa. Sono alta, pallida, con capelli “strawberry blonde” e un immenso sorriso.

MG Assomigli di più a tua madre o a tuo padre?
LS Decisamente a mio padre.

MG Quando hai cominciato a fotografare e, in particolare, quando hai cominciato con l’autoritratto?
LS Credo che le due cose abbiano coinciso. Ho iniziato a fare foto quando ho ricevuto la mia prima macchina fotografica, in occasione del mio decimo compleanno. Sono abbastanza sicura che la prima foto sia stata uno scatto di me riflessa nello specchio e dei miei piedi.

MG Per anni hai anche lavorato come modella. Ti è mai capitato di sentirti a disagio davanti all’obiettivo?
LS Mi è successo proprio appena ho smesso di lavorare come modella. Penso che la ragione stia nel fatto che per molto tempo farmi fotografare era un lavoro per me. Sono stata fotografata così tanto… anche se non ho problemi con le cosiddette foto di famiglia, che se qualcuno oggi mi chiedesse di posare mi sentirei a disagio, come mi sentivo ai primi tempi, quando cominciai a lavorare. All’inizio credo che il malessere fosse dovuto al fatto che, in fondo, mi rendevo conto che non avevo idea di quel che stavo facendo.

 

“I GET INSPIRED FROM LITTLE THINGS IN LIFE. THINGS NEAR AND DEAR TO ME ARE MY FAVORITE SUBJECT.
AND WHEN I SHOOT I TRY TO LEAVE ROOM FOR SOMETHING SPONTANEOUS TO HAPPEN.”

 

MG Abbastanza precocemente hai iniziato a pubblicare le tue fotografie su Internet, dove le immagini diventano “di dominio pubblico”. Non ti preoccupa che immagini che ritraggono te e la tua vita siano fuori dal tuo controllo, senza che tu possa decidere o sapere dove andranno?
LS Per certi versi ti direi di sì, ma il fatto stesso di dover rispondere a una domanda del genere mi costringe a pensarci e mi mette in un diverso stato d’animo. In realtà finora posso dire che è andato tutto bene.

MG Quando ti dedichi agli autoritratti?
LS Di solito succede quando sono un po’ annoiata, quando non ho distrazioni attorno. La maggior parte dei miei self-portraits sono stati scattati in momenti di solitudine.

MG Fotografare se stessi è come una terapia?
LS Probabilmente lo è. Ho iniziato seriamente a farmi degli autoscatti quando mi trovavo ad Amburgo, mi trovavo lì per lavoro, facevo la modella. Il mio agente mi disse che avrei dovuto perdere peso. Mi sentivo sola, annoiata e anche irrealizzata, così farmi degli autoscatti in qualche modo mi ridava una dimensione che avesse un senso.

MG E cosa pensi di Instagram e dell’uso dilagante del selfie?
LS Oh, per quel che mi riguarda con Instagram ho raggiunto il limite. Ho visto una quantità tale di selfie che mi danno persino noia. Forse ne ho fatti troppi anche io di me stessa? Non saprei dirlo, non ne sono sicura.

MG Certo le foto che fai somigliano più che altro a un diario intimo. Cosa usi oltre le foto?
LS Scrivo. E quel che scrivo è molto importante per me, quasi quanto le fotografie.

MG Su cosa ti focalizzi? Scrivi su qualcosa di specifico nel tuo diario?
LS L’ho riletto di recente e parla soprattutto d’amore e, ovviamente, di tutti i problemi che nascono dalle storie d’amore.

MG Quando e come hai cominciato a lavorare per la moda, come fotografa questa volta, e non più come modella?
LS Ecco com’è andata: un fotografo mio amico mi disse che avrei dovuto provare a lanciarmi nel mondo della moda, perché in fondo potevo sfruttare i contatti che avevo con le modelle. A dire il vero ero riluttante al pensiero, ma poi mi sono detta “perché no?”, avrei potuto almeno tentare, fare almeno uno shooting e poi chissà. Così chiesi a un paio di amici – Amanda e Julian – di posare per me. Amanda si sarebbe occupata anche dello styling. Lei conosceva qualcuno che lavorava per un noto magazine locale di lifestyle, prese accordi perché le foto venissero pubblicate. Così tutti insieme salimmo su un pullman per Hampstead, caricandoci di borse piene di abiti di moda “equo-solidali”. Chiesi ad Amanda e Julian che si comportassero come se fossero fidanzati e cominciai a scattargli delle foto. Alla fine avevamo un’enorme quantità di scatti, di cui eravamo tra l’altro estremamente soddisfatti, ma alla fine nel magazine ne usarono una sola. Così, in un momento successivo le misi tutte in rete e pare siano piaciute parecchio, a giudicare dal numero di “reblogging”; fatto sta che dopo qualche tempo mi chiamò un agente di New York. E così è successo che ho fotografato Mariacarla per Another Magazine. Era il 2008. Oggi a raccontarlo sembra tutto molto semplice, e per certi versi lo è stato.

MG Pensi che diventare fotografa, nel tuo caso, sia stato più frutto del caso o destino?
LS Frutto di una serie di coincidenze. In fondo avevo sognato di diventarlo, ma quante altre cose avevo sperato che poi non si sono realizzate…

MG E se non fossi diventata fotografa, cosa avresti fatto?
LS Ho studiato scienze, per cui probabilmente avrei fatto qualcosa in quell’ambito.

MG Chi o cosa ti da l’ispirazione?
LS Le piccole cose della vita. La luce è una di queste, una delle più importanti. La maniera in cui la luce può cambiare. Ma sono anche una divoratrice d’immagini, per cui trovo delle fonti eccezionali d’ispirazione per esempio nelle foto di Araki o nel lavoro di artisti come Marina Abramovic, Jochen Lempert e Esther Teichmann.

MG Il soggetto preferito?
LS Le piccole cose che mi sono vicine e mi sono care.

MG Qual è il luogo che consideri casa?
LS Sia la Svezia che Londra. È curioso perché sento proprio il senso di “tornare a casa” in entrambi i posti.

MG Qual è la prima cosa che fai quando arrivi in un nuovo posto?
LS Cerco di dormire. Dormire è molto importante per me.

MG Una delle difficoltà maggiori che hai trovato nel diventare grande?
LS Dover fare cose che non voglio fare solo per guadagnare dei soldi.

MG Cosa ti manca maggiormente dei tuoi anni passati?
LS L’aria pulita, la natura.

MG Cosa sogni quando chiudi gli occhi?
LS Di ballare. E’ una cosa molto strana, dato che è piuttosto raro che io danzi in realtà.

MG Qual è il miglior consiglio che ti abbiano dato?
LS Smetti di usare il flash.

MG Se dovessi scegliere qualcuno che interpreti la tua vita in un film che racconta di te, chi vorresti?
LS Nicole Kidman.

MG Quale musica ti ispira?
LS Tutte le canzoni di Nick Cave.

MG Qual è la foto che hai fatto di cui vai più orgogliosa?
LS Ce n’è una con un raggio di luce che mi passa lungo la schiena. Penso sia quella.

MG Dove ti senti più libera?
LS A Londra. E ogni volta che parto per viaggi lontani.

 

LINASCHEYNIUS_Collage

Self-portrait of Lina Scheynius