John GiornoJohn Is Loved By All
Written by Becky Elmquist

photography by Brendan Burdzinski
written by Becky Elmquist

Dire che John Giorno è un artista produttivo sarebbe sminuirlo. All’età di 79 anni, continua a creare opere e a ridefinire il genere poetico di oggi. Nonostante sia un artista di successo, John è sincero, un intrattenitore che alimenta il suo talento con abili reti di linguaggio, poesia, performance socialmente rilevanti e murales dai testi ironici. Per riassumere l’essenza di John Giorno è fondamentale apprezzarne la personalità esuberante. È amato da tutti, nonostante il suo approccio “agisci prima e chiedi scusa dopo”, che in parte potrebbe essere attribuito alla pratica del Buddismo fatta per molto tempo. Il suo studio-appartamento si estende su tre piani in Bowery Street, che dal suo arrivo nel 1962 è cambiata molto poco eccetto per un recente ritinteggiamento e qualche piccolo rinnovo qua e là. La nostalgia si diffonde da ogni angolo della casa. William S. Burroughs, una volta abitava al piano terra detto anche “il bunker”, scrisse Cities of the Red Night con una macchina da scrivere che si trova ancora nel posto ora occupato da Giorno. Il palazzo accolse numerosi raduni ai quali prese parte la scena artistica newyorkese degli anni ‘60; un gruppo che John ricorda, “era formato da 60 artisti”. L’appartamento ha qualcosa di simile a una “Narnia Buddista”. L’architettura e i cimeli di Giorno la dicono lunga sul microcosmo dell’arte newyorkese, una volta paradiso per il genio e la determinazione del dopoguerra dei poeti Beat e degli artisti Pop, prima che i locatori riorganizzassero gli spazi abitativi alzando il prezzo d’affitto e spingendo i creativi di New York verso i quartieri limitro . Giorno può ancora ricordare anni precisi e citare con affetto Allen Ginsberg e Jack Kerouac in quanto figure formative nella sua vita. Lesse Howl di Ginsberg nel 1956 e ancora vi fa riferimento in quanto “innovativo”. L’influenza dei poeti Beat spinse John a creare un lavoro personale e a confrontarsi con le regole di genere nella propria scrittura. Voleva che la poesia alludesse e non escludesse la sua vita in quanto uomo cambiamento che allo stesso tempo vide poca accettazione verso la cultura gay e i diritti della comunità LGBTQ. Oltre agli scrittori, John guardò ai “60 artisti” della piccola scena artistica newyorkese per sviluppare la sua pratica. “Vedevo tutti questi artisti ampliare i loro medium espressivi… se loro stanno facendo questo con la pittura perché non posso farlo anche io con la poesia?” si domandava. “Divenni amico di tutti questi artisti e vidi quello che facevano ogni giorno, avevano un’idea e la seguivano”, racconta John. Alla fine, questa energia insieme ad un senso di impazienza spinsero Giorno a partecipare alla sua prima lettura, era il 1962. Con eleganza ammette che non aveva idea di cosa implicasse una lettura, e descrive l’esperienza come imbarazzante e allo stesso tempo come una rivelazione per la sua pratica futura: “Le mie gambe erano come gelatina, non riuscivo a respirare, iniziai a grondare di sudore, e i miei polmoni si chiusero”. La lettura lo portò a inventare un particolare stile di performance utilizzando il suo respiro, “Usando questa stessa energia e eliminando la paura ero capace di scoprire me stesso.” Questa scoperta rappresentò la sua entrata nella performance poetica, un movimento del quale è una figura emblematica. Mentre altri artisti di quel periodo spesso nascondevano la loro omosessualità, Giorno la celebrava e decise di annunciarla onestamente, esplicitamente e orgogliosamente al mondo in cui viveva. Nel 1964 introdusse Pornographic Poem, un racconto nel quale il soggetto partecipa a un incontro sessuale con sette uf ciali militari cubani, I lost count / of the times / I was fucked / by them / in every conceivable position e conclude but with two / big fat / Cuban cocks / up my ass / at one time / I was / in paradise. Pornographic Poem era un elogio perfetto per una sera al Folklore Centre, dove Giorno recitò questo poema con 15 amici tra i quali Robert Rauschenberg, Patti Oldenburg, Nena Thurman e Henry Geldzahler.
Quella di Giorno era una dichiarazione di libertà, non solo della poesia, ma della cultura al centro della comunità gay. In un’altra opera intitolata Just Say No To Family Values, l’artista denuncia quanto fossero diventati preziosi e forse contraddittori questi “Family Values”, modelli della cultura tradizionale; Just say No / to family / values. / We don’t have to say No / to family values, / cause we never / think about them; / just / do it, / just make / love / and compassion.

È nello spazio scenico che Girono prende vita, mostrando il proprio pensiero attraverso la sua connessione viscerale con gli spettatori. In qualche modo andò contro il buon senso delle sue controparti della Pop Art, vedendo il mondo per quello che era ed è, piuttosto che una versione compressa e riflessa della realtà. “Che sia intenzionale o meno, il mio lavoro è sempre influenzato dal momento”, spiega Giorno. “L’ultimo grande poema che ho finito era God is Man Made e l’ho pubblicato un anno prima del massacro di Charlie Hebdo a Parigi, e era tutto su quello”. Continua dicendo che non si può scrivere di tali temi dopo un evento come questo, perché si è contaminati dall’esperienza e “avvelenati dalle sensazioni”. Cinque settimane dopo l’apertura di Ugo Rondinone: IJohn Giorno al Palais de Tokyo, in Novembre, ci fu l’attacco terroristico su Parigi. Cinque giorni dopo, Giorno aveva in programma di ritornare a Parigi per un’esibizione che coincideva con la mostra.

 

GIORNO

 

GIORNO2

 Exhibition view of Space Forgets You, Elizabeth Dee, 2015
Photography by Etienne Frossard

 

“WHETHER IT IS INTENTIONAL OR NOT, 
MY WORK IS ALWAYS INFORMED BY THE MOMENT.”

 

Giorno considera il ventunesimo secolo come “l’era d’oro della tecnologia”. Riflettendo sui periodi precedenti, nota, “Tutto quello che facevamo era così difficile, era come camminare all’indietro su una salita, ogni piccola parte di tecnologia che si affermava era così primitiva e semplice”. John accolse con piacere questi progressi come rappresentativi di una fine; la diffusione crea accesso, e l’accesso alimenta l’accettazione. Questa semplicità incontrò il fascino nel suo Dial – a – Poem nel 1968. Giorno racconta della sua idea iniziale, “Una mattina di Maggio nel 1968, stavo parlando al telefono con un amico ascoltando dei gossip noiosi, che non vedevo l’ora  nissero. Potrei sentire una poesia al telefono, invece di odiare quello che sto ascoltando, pensai”. L’idea rimase nella mia testa. Nel Luglio 1968 la Architectural League di New York mi chiese se avevo un’idea per un opera d’arte per la loro galleria. Io dissi, “Sì! Dial – a – Poem. Le poesie riguardavano diversi argomenti e includevano poeti come Amiri Baraka, Ted Berrigan, Taylor Mead, Joe Brainard, William S. Burroughs, Jim Carroll and David Byrne. L’originale Dial – a – Poem durò 5 mesi e ricevette più di un milione di chiamate. Il successo dell’opera portò a versioni del progetto più complesse. Dial – a – Poem, inoltre, vide l’introduzione dell’opera di Giorno in un ambiente istituzionale, portando alla creazione di uno spazio nuovo all’interno di un contesto solitamente tradizionale. John Giorno è un personaggio intuitivo. Non soltanto ha scoperto e seguito differenti luoghi e dialoghi della poesia, ma effettivamente non gliene importa nulla della funzione del genere nel presente e di come questo possa apparire nel futuro. Il suo argomento è sempre attuale, rivolgendosi e individuando i segni degli anni e presentando temi che richiedono un’attenzione e una reazione immediate. Questa immediatezza è ulteriormente alimentata dalla sua tecnica d’interpretazione e dalla presenza scenica.

“Tutti vennero per la prima volta, ognuno venne per ascoltare qualcosa”, spiega Giorno. Guardarlo esibirsi è eccitante, la sua personalità edificante è accessibile a tutti e va oltre ogni aspetto dell’ambiente poetico tradizionale. Non c’è bisogno di cogliere una battuta o un riferimento erudito. L’accesso pubblico lega la cultura all’arte e l’arte alla cultura. “Per me questo show è un miracolo. Era un progetto talmente elaborato”, dice John riferendosi all’installazione in larga scala del suo lavoro fatta da Rondinone. È sorprendente come questo segni il primo evento che onora il lavoro di un artista in uente come Giorno. Sottolinea come nonostante la poesia sia stata datata per anni, la nuova generazione sia molto aperta; molti degli artisti odierni di questo genere hanno invitato Giorno a ideare e contestualizzare il significato della poesia oggi. Inutile dire che il 2015 è stato un anno molto intenso per l’artista. Oltre al monumentale show al Palais de Tokyo, terminato in Gennaio, il curatore Mark Beasley e Giorno hanno co-organizzato una lettura al MoMA PS1 insieme alla recente esibizione Greater New York. In Aprile Giorno ha presentato un solo show alla Elisabeth Dee di New York. È entusiasta quando pensa ai prossimi progetti tra i quali un’installazione testuale su larga scala al Museum of Contemporary Art di Oslo, e una performance al Centre Pompidou sulla Beat Generation. Anche a questa età, in una New York che ha ormai poco a che fare con la New York nella quale Giorno è cresciuto, lui è ancora energicamente impegnato, e come dice Frank O’Hara, è un vero “poeta tra gli artisti”.