Carlo MollinoA collective love letter
to the female form

polaroids by Carlo Mollino
written by Kathleen Hefty

Designer italiano, architetto, fotografo e ingegnere, Carlo Mollino ha prodotto automobili da corsa, aeroplani e mobili decisamente sexy.

Caratterizzati da suggestive forme curvilinee e da linee ondulate, le sue sedie e i suoi tavoli, della metà del secolo scorso, esprimono una sensualità che raramente è stata articolata così nella progettazione di mobili. La seduta Gaudì Chair, ad esempio, ricorda il sontuoso retro di una donna, come se questa avesse deciso di sedersi cautamente su di un intonaco bagnato, lasciando così l’impronta morbida delle cosce e del fondoschiena.

Il modo elegante in cui le gambe di questa sedia incontrano le spalle, vuole evocare il punto in cui il tronco della donna si unisce con le gambe.Nei suoi pezzi possiamo trovare pochi spigoli, sono delle forme morbide, organiche, voluttuose. La recente scoperta della sua collezione personale con oltre 1000 Polaroid di donne per lo più nude non ci sorprende nell’avvicinarci a un uomo che ha impegnato la sua carriera nel tradurre la forma femminile in design. Queste Polaroid ci offrono delle informazioni preziose sul ruolo che hanno avuto le muse nella carriera di questo eccentrico designer.

Scattate tra il 1962 e il 1973 sono state rinvenute dopo la sua morte, le fotografie ritraggono studi erotici di donne poste davanti a fondali volutamente opulenti che sono stati attentamente curati dall’artista. Quando le modelle non sono del tutto nude, sono accessoriate con tacchi, gioielli e parrucche, outfit sensuali pensati da Mollino. Molte delle immagini sono state ritoccate per soddisfare il suo gusto personale. Le più convincenti del gruppo sono quelle dei ritratti, caratterizzate dalle ragazze in posa, con o direttamente, sui progetti dei mobili, a cavallo delle sedie o appoggiate ai tavoli. In una, una donna divarica le gambe imitando la sedia sotto di lei; in un’altra la colonna vertebrale sinuosa di una modella sfiora con leggerezza e parallelamente il profilo della schiena di una sedia. Quando i suoi mobili e le donne sono visti affiancati, è innegabile l’influenza che la figura femminile ha avuto sul lavoro di Mollino. È un fatto evidente.

È facile giustificare questa ossessione segreta come un’indulgente passione per il suo progetto, o peggio come un’oggettivazione palese della donna, ma c’è un senso forte nella funzione delle Polaroid come fossero una lettera d’amore collettiva dedicata alle forme femminili, specialmente quando queste vengono giustapposte alle sue creazioni. La fotografia viene vista come un medium voyeristico e il ruolo dell’artista come direttore delle scene solleva domande relative all’implicazione della donna come un oggetto da vedere e consumare. Ma piuttosto che riguardare implicitamente la donna oggetto, le immagini proposte evidenziano le modalità con cui Mollino ha portato le linee femminili all’interno dei suoi mobili di design. Inoltre, Mollino, non ha mai pensato a una possibile esposizione per queste stampe. Queste Polaroid erano personali, preziosi ricordi della sua ispirazione, non oggetti destinati a essere presentati a un pubblico.

CARLOMOLLINO_PH

Carlo Mollino Untitled, 1962-1973 Polaroid
4 1/4 x 3 1/4 Inches, (10.8×8.3cm)
© Museo Casa Torino Mollino.
photography by Robert Mckeever
Courtesy Gagosian Gallery

 

“THESE POLAROIDS WHERE PERSONAL, PRECIOUS MEMENTOS OF HIS INSPIRATION,
NOT OBJECTS MEANT TO BE PRESENTED TO THE PUBLIC.”

 

CARLOMOLLINO_Collage

Carlo Mollino Untitled, 1962-1973 Polaroid
4 1/4 x 3 1/4 Inches, (10.8×8.3cm)
© Museo Casa Torino Mollino.
photography by Robert Mckeever
Courtesy Gagosian Gallery

 

 

MOLLI-1960

Carlo Mollino Untitled, 1962-1973 Polaroid
4 1/4 x 3 1/4 Inches, (10.8×8.3cm)
© Museo Casa Torino Mollino.
photography by Robert Mckeever
Courtesy Gagosian Gallery

Diversamente dalla maggior parte delle connotazioni contemporanee della musa, considerata come un amante, o una partner artistica, o ancora un singolo oggetto del desiderio, come era Yoko per John o Gala per Salvador, la musa di Mollino sembra essere la forma femminile in generale. Secondo la tradizione greca raccontata da Omero, ci sono state nove muse, ognuna di loro regnava su di un particolare regno ispirato e personificato attraverso un suo particolare attributo. Nonostante la loro individualità, le muse erano immortali e sconosciute. Erano emblematiche per l’ispirazione che davano nel loro complesso, che è precisamente come le donne appaiono a Mollino. Viste sotto questa luce, le sue interazioni con le donne sono strettamente allineate con l’antico concetto di musa. Da considerarsi non come una connessione individuale, ma più come l’ispirazione di una figura idealizzata. I soggetti del corpo nei suoi lavori sono organi stessi: personaggi anonimi che Mollino ha costruito. Molte delle donne sono state fotografate solamente una volta e non sorprende che le modelle venissero pagate per i loro servizi.

Le provocanti Polaroid sono state tutte scattate a villa Zaira, proprietà di Mollino, abitazione del diciottesimo secolo posta sulle colline sopra Torino, intesa più come un rifugio che come un semplice studio fotografico privato. È stato anche un luogo spirituale in cui ha cercato di emulare i faraoni egiziani, in preparazione per la sua morte. Mollino ha presumibilmente dedicato una delle stanze alla sua futura tomba, similmente al modo in cui gli Egizi si ricoprivano di gioielli e di ori nella convinzione che li avrebbero trasferiti con loro nell’aldilà. Ispirato dall’idea che una barca avrebbe trasportato il defunto nel cielo, Mollino arreda la stanza con un letto a forma di barca nella speranza che questo sarebbe servito a svolgere tale funzione per la sua anima. Quello che ha ossessivamente catturato e ispirato Mollino, perfezionando le immagini delle sue figure d’ispirazione, in un luogo e in un tempo in cui si stava seriamente preparando alla morte, ci riporta alla mente un altro tributo alle muse. Secondo gli storici Arthur Darby Nock e JD Beazley in “ Sarcophogi and Symbolism “: “le muse hanno giocato un ruolo cruciale nella vita ultraterrena per quelli toccati da loro doni”.

Gli autori scrivono: “imparando i doni delle muse, … siete diventati mousikos aner, la cultura ha fatto di voi degli uomini e non delle bestie. E quando la morte vi porterà via con lei, e potrebbe succedere… avrete un passaporto per i luoghi celesti e la musica delle alte sfere farà eco attraverso le Muse”.

Forse Mollino immaginava villa Zaira come un luogo dove, come dicono Nock e Beazley: “dimorare con le Muse, e con le anime dei giusti, disciplinandosi, e coltivando uomini colti resi perfetti.”

Sembra opportuno pensare quindi, che in previsione della vita dopo la morte, Mollino abbia trascorso il suo ultimo decennio, dedicandosi a ritrarre la forma stessa, più che nella gran parte della sua vita lavorativa.