• Pedro Almodóvar on set "La flor de mi secreto".
  • Arrebato, 1979, Iván Zulueta.
  • "Peppermint Frappé" (Frappé alla menta), 1967, Carlos Saura.
  • "Furtivos", 1975, José Luis Borau.

Almodóvar unfolded

The treasures of Spanish Cinema

The fifth series of “Soggettiva” conceived by Pedro
Almodóvar at Fondazione Prada.

Fondazione Prada presenta la quinta serie di “Soggettiva”, a cura di Pedro Almodóvar e composta da 8 film spagnoli in programmazione dal 6 Giugno al 26 Luglio 2019, accompagnata da 9 lungometraggi realizzati dal regista dal 1983 al 2004 e 4 film prodotti da El Deseo, la casa di produzione di Pedro e Agustín Almodóvar.
In merito alla sua selezione, Almodóvar dice: “Sono una forma di giustizia poetica che per colpa di dittature politiche sono state abolite. Opere ancora estremamente vive che continuano ad avere una grande influenza sul cinema contemporaneo e che ci tengo a far riscoprire.”
Ad inaugurare questa soggettiva, il regista spagnolo presenta al suo pubblico “Dolor y Gloria”, in competizione ufficiale all’ultimo Festival di Cannes. Un’intensa pellicola, nella quale, alle gioie e ai successi della vita, si intersecano i dolori e i rimpianti più grandi. Flashback di intimi ricordi e nitidi passati che il regista ha voluto raccontare, in un film che, ci tiene a sottolinearlo, lo rappresenta ma non troppo alla leggera. Il personaggio, Salvador Mallo, percorre infatti le tappe della sua vita, a volte romanzate e arricchite di particolari non sempre coincidenti con la vita di Almodóvar stesso, ma pur sempre profonde e salvifiche. Sì perché, come dice, solo la passione può spingere a raccontarsi, dall’infanzia gioiosa all’età matura, fatta di amori e successi interrotti, uniti a parole mai fino in fondo pronunciate.
Il regista augura, in occasione della proiezione, una visione capace di emozionare e rimanere in testa, un po’ come i ricordi del protagonista, sui quali è stato capace di proiettarci il suo punto di vista.
Il titolo del film rimanda immediatamente al susseguirsi inevitabile di emozioni, a volte chiare e gioiose, altre volte cupe e minacciose, raccontate dal protagonista, un regista spagnolo, interpretato da Antonio Banderas, che merita il titolo di migliore attore al Festival, nei panni di un personaggio complicato, afflitto da una serie di malattie psicosomatiche, da un continuo senso di profonda frustrazione e da un difficile rapporto con la madre. Nella nitida e controllata fotografia, vengono raccontati temi fortemente legati alla regia di Almodóvar, quali la memoria, l’amore, l’ambiguità sessuale e le forti passioni, spesso trattati con quel tocco di ironia e profonda autocritica, che piacevolmente si riconoscono in Almodóvar stesso, colorata personalità, già riconoscibile dal suo stile vivace, che non passa di certo inosservato. 

Testo di Elisa Ambrosetti