• Alex Prager in her studio, Los Angeles.
  • On left: Play the Wind, The Extras, 2019.
    On right: Alex Prager in her studio, Los Angeles. Full look Bottega Veneta.
  • On left: Compulsion, 2:00 PM, Interstate 110 (Sinkhole) (Diptych), 2012.
    On right: Anaheim, 2017.
  • On left: Alex Prager in her studio, Los Angeles. Full look Bottega Veneta.
    On right: Compulsion, 4:29 PM, Van Nuys (Electric Tower) (Diptych), 2012.

Alex Prager

The White Boots Story

Interview Paige Silveria
Photography Ye Rin Mok

 

Los Angeles is a wonderful city to grow up in. Its uniqueness is a constant source of inspiration for me. The artifice of the city from the film and entertainment business, mixed with the raw beauty of the landscape, creates a strange backdrop for a drama to take place.

PS In che modo crescere a Los Angeles ha influenzato il tuo punto di vista sulla realtà?
AP Los Angeles è una città meravigliosa in cui crescere. La sua unicità è per me fonte costante di ispirazione. L’artificio della città dal cinema allo spettacolo, unito alla bellezza grezza del paesaggio, creano l’atmosfera perfetta per un dramma. Molte persone grandiose vivono qui, talmente tante lavorano così a stretto contatto tra di loro che è impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’energia di ciò che avverrà.
PS Che cosa hai imparato vivendo all’estero?
AP La cosa più importante che ho appreso dai miei frequenti viaggi in Svizzera è stata rendermi conto di quanto grande sia il mondo percependo come gli altri vivano in maniera diversa.
Mi sembrava che in Europa ci fosse qualcosa di più colto e dignitoso. Ho finto di avere un accento britannico per un po’ perché ero imbarazzata dai turisti americani che entravano nel negozio ed urlavano fortissimo, rispetto agli europei. C’era un po’ di ignoranza negli americani ed ho subito notato che era così anche il modo in cui il resto del mondo li percepiva. Anche se sapevo che si trattava di una generalizzazione, mi sono sentita subito di voler prendere le distanze da loro fin dalla giovane età. Fino a quando poi da più grande per qualche ragione ho iniziato ad apprezzare quell’ignoranza e quel chiasso. Questa è una parte di come si è formato il selvaggio West ed è ancora come molti americani scoprono un nuovo territorio o strade non battute. Sono rimasta affascinata dall’atteggiamento degli europei e degli americani che ho incontrato.
PS Quando sei tornata dall’Europa, cosa hai fatto per occupare il tuo tempo visto che non andavi a scuola, giusto?
AP Tornata a Los Angeles, sono andata a trovare mia nonna, mentre mia sorella era al college, così ogni tanto ci incontravamo e viaggiavamo in macchina insieme. Facevo diversi lavori strani e venivo pagata in nero. Era tutto un po’ confusionale. Ho ottenuto il mio GED (General Educational Development) a 16 anni, diciamo che mi sono conquistata la mia libertà molto presto.

 

 

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